martedì 17 aprile 2012

Flamenco supersónica


Sono qui, puoi cercarmi se vuoi ma non ho ombra adesso, 
non mi nascondo dietro nessun silenzio, 
nuoto fra la vasta galassia che non ha nome.
 Ho abbandonato il satellite che mi ha fatto compagnia per troppi anni, 
ballo lento fra i pianeti adesso, il mio è un flamenco supersonico, 
non potrai prendermi, sentirai soltanto rimbombare la mia voce dietro di te. 
Sulle corde delle mie tempeste ho suonato litanie gitane 
sperando di abbandonare il vortice e la sua gravità. 
Continuo a perdermi e a ritrovarmi, non ho porti nè fermate,
 non ho altra possibilità se non l'interminabile universo di cui faccio parte
Disegnando la mia costellazione ho rubato astri e mi dirigo sicuro verso il cane maggiore, 
nel balzo cadenzato del cosmo.

domenica 20 novembre 2011

Ora labora


È sete da sparo di grilletto.
In prima carrozza rintracciano la fase degli altoparlanti col naso.
Anticipano e anticipano e anticipano.
Lasciano nuove fessure nel tempo. Non faticano. Fendono le lame dei coltelli delle metafore che fendono l'aria.
Ecco il rotore della città che sale, ogni giorno finché Iddio ci dia qualcosa da bruciare in caldaia.
Ogni operoso va a posizionarsi nel suo spazio.
Ingranaggi fra ingranaggi. Fra prodotti di prodotti. Oggi come ieri.
Peccato ci sia la notte.
Non un cappello cada correndo dalla stazione.
Non attesa. Non ritardo. Il sistema deve.
Notiamo di essere il braccio che batte forte e instancabile con il nostro martello sull'acciaio rovente del tempo.
Plasmiamo noi prima di farci plasmare.
Inossidabili. Ciclici. Adamantini. Siamo il pane dei nostri cannoni.
Il fiato del ferro è dunque il nostro respiro.
Non è dato sapere se alcun pensiero ha mai invaso l'industria operosa.

giovedì 11 agosto 2011

Identificativo di fuga #14997#


La valigia che mi conteneva è esplosa.
Porto tutto con me in modo scellerato adesso.
Inseguo gente che insegue pazzi.
Fra i giorni dei mesi negli anni scelgo adesso.
Quando non do lezioni di lingua a messicani in fuga
è sicuramente notte e puoi trovarmi a dormire in metro,
chiedi di me ai semafori spenti.
Una ruota, che gira e si muove, veloce nel vortice che crea, è solo un punto intorpidito.
Non varrebbe la pena scendere, non è mai adatta la fermata, non c'è fermata, adesso.
Nel turbine di una mietitrice urbana la cicala elettronica salta e aggiorna l'elenco eventi.
L'uomo fermo alla fermata è, per me che vado, il vero passante, aspetta che qualcuno lo raccolga
e getti il suo futuro un po' più avanti, o forse soltanto indietro, molto indietro.
Tutti fissano il proprio punto, nella nebbia che esce dalle nostre menti, non riesco a vedere il mio vicino.
Lo spazio annullato, forse è troppo per noi...
Stasera a cena, fuori da un carcere di cartone, mangerò la luce dei lampioni.
Adesso, è ora di andare.

mercoledì 15 dicembre 2010

Sileno furens



E viaggio sulle spalle del gigante, scivolo sulla schiena del lampo.
Io sono nel dente del serpente, nell’occhio dell’aquila in picchiata,
sono nel formicaio vivo, nella foglia paziente al sole,
sul fondo assassino della cascata.
Abbraccio il turbine del vento, raccolgo le lacrime sparse delle nuvole,
dormo sulla fiamma notturna del campo.
Io sono l’urlo nella furia del coito, la nevrosi del furore uterino,
le pareti bagnate della mia camera.
Sono nel frenetico dondolare delle corde, sono nel pugno del tamburo,
fra le scale dissestate dei monti, tra i vermi che mangiano casa,
nella zolla spaccata dal sole o nell’odore del momento passato.
Sono la peste che bacia il popolo, i grattacieli che girano in direzione del sole,
l’involuzione della specie, la regressione del sapiens.
Sono l’occhio che gira intorno al satellite, la membrana perforata che avvolge la terra,
nel nucleo incandescente, fra gli atomi sparsi del mio corpo.

venerdì 1 ottobre 2010

Particelle 9\bis-narcoformalina n.283473\a


Bocconcini di cianuro per i miei vicini e sane boccate di polvere d’amianto prima di andare a dormire. La zanzara proveniente dall’ipergigante del Cane Maggiore porta notizie confortanti. Il kaos probabilmente finirà, così mi ripete girandomi attorno. Su Antares intanto c’è una tempesta che aspetta con impazienza di scompormi in leptoni per creare una macchia bianca di cui farsi vanto in giro. Difficile non cascarci, decisamente troppo. L’affare fra di noi era saltato. Quando le dissero che gestivo il narcotraffico del pane e del sangue del mio pianeta non poté fare a meno di interessarsi alla cosa. Lo scambio sembrava equo e oltremodo interessante: la formula delle mie sostanze in cambio di un ciclo completo, Ofiuco compreso. Anche un idiota avrebbe accettato. La mia nube di formaldeide era stata mandata come d’accordo. Ma la stupida orbitante della supergigante rossa che voleva fottermi si era dimenticata di mettere a tacere l’ISM. Quelli parlano sempre, si sa. Non ci fu nemmeno bisogno di mandargli il solito kilo di antimateria. Così all’appuntamento per l’imburrata non si presentò nessuno. Indiavolata continua a mandare sulla Terra ogni molecola tossica che le passi attorno, convinta com’è che io sia lì.

lunedì 7 giugno 2010

A consumo zero


Vorrei un figlio di quelli che non si trovano in giro, nelle case, per le strade,nei negozi.
Un figlio che sia contento d’essere mio figlio e che non lamenti mai nulla. A consumo zero.
Un figlio ben messo, felice di far risparmiare, nato laureato, che boicotti i fancazzisti e i liberi pensatori, che
sia felice di evitare le sbronze, che si faccia da solo perché io non ho tempo o che forse sia semplicemente il mio pupillo fotovoltaico, non chiede nulla e mi dà tanto, va a letto presto ed è subito pronto, ovunque, magari.
Lo voglio largo di spalle e con le mani sempre tese verso le mie buste della spesa, così sua moglie un giorno mi ringrazierà… Che brava! Che amore! E lui… che uomo!
Lo vedo già assennato a criticare gli amici che hanno preso il vizio, sorridente alle feste a parlare di sport: si scusa, fa un cenno col capo e saluta i presenti indicando col dito l’orologio col suo cinturino di plastica nera.
E’ entusiasmante, mio figlio. Varrebbe la pena di conoscerlo, mi creda. Sono sicura che anche lei vorrebbe avere un figlio come il mio bambino. Che tenero! Mi saluta sempre con un bacio in fronte prima di andare a lavoro. E’ così, lui, felice del suo stipendio, della sua auto, di casa sua, di me.
Sarà forte,preciso, acuto e ben vestito. Non appena nato gli cucirò addosso la prima lamina di piombo coi fili di rame che gli regaleranno le zie e quando poi inizierà a crescere gli farò saldare la sua iniziale sul petto, piccola, dorata e coi contorni in stagno. Lo pulirò per bene, lo smonterò ogni fine del mese, passerò il cotton fioc in mezzo ai suoi circuiti…e il sabato, sì il sabato, gli luciderò il suo alloggio memoria, dove ha messo tutti i ricordi di quanto l’ho voluto bene.

venerdì 19 marzo 2010

A Tamara


Una crisi e il tuo fiato corto mentre nuoti nell’absintismo e ciò che hai di meglio muore o forse viene solo nascosto e portato via, con gli eccessi di lucidità tutto è terrore e magicamente apparente, come la scoperta del vuoto ,come ogni stralcio di parola che ti esce di bocca, come quello che distrattamente non dico. Mi concedo strani pensieri e dipingo il mio corpo di brutti esempi nelle trasvolate spiccate dai sensi. Giù…giù e non basta, anche all’aria manca la forza di smuoverti i capelli e di picchiare sulle facce truccate di quelle mille troie adottate dai miei più cari salotti. Avrebbero di che parlare quelli buoni della città, avrebbero di che tirare se solo io soffiassi sui loro tavoli annebbiati. Incanti e paure, la pelle si indurisce, le gambe diventano marmoree, il profilo sembra animale e accende carboni che ardono accanto ai nostri incensi. Accompagnatrici delle ore buie, favole bugiarde, sussurrano coordinate per oltrepassare inibizioni ed enigmi, siano vortici o tempeste, ne ricorderai un giorno il senso e mieterai i tuoi aneddoti. Hanno strappato il velo e nessun tempo allontana il satiro dalla sua essenza, abbia da stuprare le vergini insanguinate o le sporche immagini dei tempi sacri, avrà semi da baciare e frutti da mordere, ne possa sempre l’istinto inondare gli argini. Ogni muro è spirale e incubo, in atmosfere dove i significati siano il mio mare e sputino l’odore più carnale di te. Una scritta molle rimare lì ferma a comporre la più feconda delle alchimie. La comune malattia è il mio ricovero, annegato ancora da queste lacrime bianche.

sabato 30 gennaio 2010

Il ballo di Geiger


Dentro le mie vene scorrono radiazioni di miti incandescenze, detonazioni controllate si alternano a rapidi scambi di materia. Si scioglie continuamente dentro l’acido che vorrebbe tanto uscire per macchiare in modo incivile e spregevole ogni lembo di pelle altrui. A ramificazioni periferiche ho miseramente dispensato le visioni che quotidianamente assumo dalle orecchie, sperando di sciogliere grumi di enigmi che mi si annidano dentro. Mi sono sforzato di accarezzare cellule impazzite e di rielaborare il proprio scopo; sono ticchettii deliranti, composizioni floreali d’uranio-235, sogni made in china. In un respiro supersonico ho tenuto per mano mia madre bambina… l’onda d’urto ha carbonizzato le palpebre di critici e spettatori, che digerivano le proprie lingue profetizzando la loro ricrescita. La tempesta nascente li ha spazzati via assieme alle loro ancore d’oro. In un istante ho visto le mie ombre proiettarsi, ricombinando tutt’attorno l’ordine smarrito dei soli, fra albe meccanizzate chi ha bisogno di un drink? Mi circondavo già di qualcosa di temporaneamente assente e lungo le orbite più irrazionali potevi scorgere costellazioni di uomini meteora glorificare la loro solitudine. Equilibri alterati da reazioni a catena, galassie che implodono su sé stesse, come prigioni aperte, lasciano scappare i miei incubi . ..la paura più selvaggia mi abbraccia e mi stringe il collo… la fuga e l’angoscia, il colpo alle spalle, la corsa, la fuga, l’angoscia, la consapevolezza,la spirale, l’urlo, il terrore,la vertigine e poi il nulla.

mercoledì 30 dicembre 2009

Novella dell'appeso


Nella duplice visione di ogni cosa ho accolto stavolta la maschera che cela la coscienza e ne mostra le verità. Fra i tamburi e le curve dove la voce gioca a formare arabeschi annessi ai gemiti si materializza il fiato tolto ai polmoni. Se solo ci fosse la mancanza di se, avrebbe di che spiegare la propria presenza, voltato il verso della realtà, illuminate le ombre che intrattengono stupiti i passanti a cui la sera appaiono spietate visioni di antichi interni da salotto dietro pareti con finestre murate. Soltanto lamenti rimbombano nella mente e pianti e dita mozzate, strappate a morsi dalle medesime vittime del proprio oriente, suicidi di quel senso che posa sul lato della realtà, rovesciano litanie dalle bocche, otturano le orecchie dei presenti intercedendo con se . Per alterati orizzonti verso profonde stelle, col capo rivolto a terra, puntando il dito oltre la superficie, rischiarano i propri abissi che riemergono poggiati sulla robusta colonna che sostengono per eliminare il respiro e quant’altro. Il giorno è la metà ,il verso non sempre è il giorno. La fuga è solo il ritorno.

sabato 12 settembre 2009

Capitolazione della narcosi postmoderna



Ottantaquattro numeri ben in vista, l'appeso scorge sicuramente l'appeso nel dubbio se l'utopia del mare possa vivere ancora e mentre la profonda pentola a forma di cilindro continua ad ammaliare il pesce insicuro vedo simboli, metafore e allegorie stufe di saltare fra i pastiches dei libri. Scollando identità adesivo mi ritrovai a divorare il mio maestro in preda ad una delirante meditazione. Sconcertato da padri nichilisti che istruivano quei pargoli più suicidi fra i più trovo inedita disapprovazione per le più ottaedrali geometrie metafisiche sotto stretto conforto di un illusorio credo sindacalista incallito dalle felicitazioni di vita. In un altro cosmo, in altre dimensioni, sotto altrui verità ritrovo la vendetta verso ogni genocidio socioculturale, fra critiche e incomprensioni muove la torre sicura sulla bastiglia della mia era. L'equazione perfetta annovera fra i propri elementi il groviglio di corpi che scaturisce al panico lecitivo degli stati transemotivi della notte. L'inutile tentativo di ottimizzare mediante allucinazioni tibetane non tocca nient'altro che la sottile soglia della percezione che potrà soltanto godere del suo misero orgasmo clitorideo. Se l'Oltre potesse a suo modo asciugare le macchie d'umanità le coprirebbe con le iniziali della magnifica sposa del Sole, fra le mille ancelle che annebbiamo i pensieri del più apollineo fra gli indovini delfici. Chiamano forte il nome del mistico ma non si accorgo di quanto le loro parole formino nell'aria evanescenti materializzazioni di proiezioni metaconcettuali che scardinano l'inquietante legame che unisce teorie cinesiche e metafisiche in una forma a se medesima. Nessun mistero avvolge relativisticamente la soglia della percezione dato che nella mente splende già il bagliore di una nuova genesi cognitiva. Il passo ha così imparato a respirare autonomamente abbandonato dalla nevrosi che sicura accompagna i mortali.

domenica 7 giugno 2009

iodio


Dio, ti prego, aiuta coloro che hanno smarrito la tessera del billionaire. Aiutali nel trucco,nel parrucco, nella dizione, nella coerenza, nel ragionamento, nel merito. Sostieni la loro sicurezza nelle riunioni d'azienda, l'amore per la lotta contro l'arrivismo, il loro genio, la loro creatività, il loro estro. All'alba da sbronzi, riportali sani e salvi a casa guidando tu il loro Cayenne. Sradica gli alberi su cui puntualmente i loro amici, pover'uomini, puntano ubriachi le auto andandosi a schiantare. Sii misericordioso quando il mal di testa li colpisce, pur lavorando soltanto poche ore e in ufficio, dona la tua grazia in acido acetilsalicilico. Conforta gli animi di quelli che non sono ancora riusciti a lavorare per una multinazionale, e che per questo continuano a incipriarsi il naso sperando di essere più forti. Sorreggili sotto il sole che scolorisce i loro yacht e perdonali se sono giovani e non sanno cos'era la Dc. Bagnali poi delle tue fresche pioggie estive che li renderanno felicemente soddisfatti di aver scelto quella nuova cabrio.Favorisci le sorti dei loro investimenti in borsa, e aiutali in amore se perdono la testa per una donna, indica con tua luce il diamante più adatto da regalare. Abbronza, infine, la loro pelle d'estate, accrescendo l'autostima e se puoi, io ti supplico, colpisci coi tuoi raggi il loro sorriso smagliante. Di noi tutti ricordati soltanto vagamente, donaci ogni genere di malattia, spezza pure gli anelli deboli della catena, rendi perpetua la legge del più forte cosicchè i primi possano restare sempre primi. Grazie

martedì 28 aprile 2009

Chiaro di luna di giorno


Qualche volta qualcuno gioca a nascondersi in un negozio di maschere, e non ci vedrai mai il male anche se andassi a spulciare uno per uno i tuoi sogni fino a regalare le tue lacrime ad una chitarra morta … e le medesime scale di ogni tempo rincorrono te stesso per donarsi nella scelta di quella dionisiaca parentesi che abbraccerebbe il tuo infinito fino a strozzarlo dolcemente per poi gettarlo con un gesto di romantico disincanto a terra … porterebbe con se ogni attimo e farebbe svanire ogni evanescenza mostrandola dilatata come il fiume di sangue che scorre da quei balconi abbandonati. Dammi una ragione, una valida ragione per continuare a seguirmi, a rincorrere lo strazio che consuma i miei sensi e dilania le carni avvolgendo i miei battiti lenti come una favola dalle pagine strappate … l’ondivago perpetrarsi di oceani opposti e immensamente bianchi nel vortice del risveglio da ogni vita si apre l’eterna fine di ogni cosa, lunga di fameliche grida al cielo e sconsiderati attimi incompresi. Nel retro di ogni via giace solitaria la possibilità di mancare il proprio bersaglio trafiggendosi una volta per sempre nel più lisergico dei passi. E calpesto incurante il mio corpo lavandomi di sputi e bestemmie aspettando che tutto passi e la scatola dei sogni possa svuotarsi presto.

domenica 26 aprile 2009

Il passero solitario subatomico


Vado dissestandomi stasera. C’era la luna ieri? Giro intorno al nido, e i serpenti tirano fuori in mezzo al veleno le loro vie biforcute. Ti ricordi se c’era la luna ieri? A quale costellazione appartengo quando esamino quel fottuto vetro che mi contiene? Credi a quelle lamentele tu e cospargi il terreno di semi avariati e analisi1 e analisi2 e analisi3…Cazzo ti ricordi se c’era la luna ieri? Non sono mai sceso dal gioco del tappeto e quasi quasi mi faccio tirare ancora più su col rischio di cadere una volta per sempre nel nido… Boia mondo ti ho chiesto se ieri c’era quella cazzo di luna? E che caldo lì nella stessa ruggine, l’antenna del vicino è sempre più verde della tua se passeggi sopra i tetti la notte e noti che manca qualcosa. Mi andrebbe di chiederti se ieri per caso passavi di lì e hai visto mica la luna,no ma lascio stare. Pallidamente disoriento ogni trucco prima di abbandonare la mia oasi nel deserto per poi ricercarla in Congo. Mamma mia che faticata, non ho fatto nemmeno in tempo a vedere se c’era la luna, sapresti aiutarmi? Il Frate Cappellano intona già il mattutino, schiocco le dita e mi sveglio, accendo i miei occhi, oriento le orecchie, calcolo la distanza del passo, calibro la mia lingua e…“Buongiorno mamma, è pronta la colazione?”

martedì 24 marzo 2009

Psychopassport


Volersi bene,volersi male...voler se stessi e ricerca di manette di stupidità...aver sorpassato i casellanti e non essersene accorti, aver agito per natura...aver buttato ogni maschera d'uomo...aver spiegato ogni dubbio e ogni via possibile...averne la consapevolezza...ballare sul filo che si regge...e aver rotto l'ultimo specchio di ogni incoerenza e l'ultimo approdo per ogni ritorno...sublime di mille il pensiero, aver capito l'urlo dell'angoscia e aver calmato ogni fremito strepitando...sorvolare la nevrosi e ogni colpo d'extrasistole malinconicamente...la sofferenza ha cambiato volto, tiene il nome del vero...l'assenza pervade nei postumi dell'esistenza...il freno necessita di conoscere il proprio sè...e il bisogno ancora concreto di veder esplodere tutto per tornare a riprendersi il senso dell'esserci dell'essere...ho già sentito l'eco e toccato il fondo del mare senza esserci arrivato perchè la discesa per il sublime è lenta ma se conosci la domanda rendi sacro il momento...l'evanescente diventa molle e il salto si rende vicino al passo. Ora deluso dal tecnicismo che rende una palla di vetro la filastrocca dei falsi astronauti, mille volte più a terra del pazzo che si confonde con la Luna...ora ad occhi chiusi rifletto atomi della terra madre, ad occhi aperti l'inadatto codice che compone il mio nome misto a friggitorie d'aria tassativamente inappaganti...Che imploda tutto,che tutto venga sacrificato all'altare della verità e ne soddisfi le voglie di tutti...sia celebrato il matrimonio fra l'Architetto e la natura della materia, madre non dell'utilità arbitraria del possesso ma del punto dell'animo che ne apprezza la genuina presenza...perderemo noi stessi,prenderemo noi stessi...e ai nostri figli renderemo il vero comune senza dei nè superuomini...

venerdì 26 dicembre 2008

Identificativo di fuga #15001# -parte seconda-


Chiedi a un cieco cosa vede...e lui parlerà con le mie parole, col senso forte di chi ha deciso di vedere dentro il suo nero buco...soltanto per questa vita, solo per illudersi...solo per provare e non essere creduto, laddove la lungimiranza si scontra con l'utopia in un parallelo con un difetto pari a un due più due che danno come risultato un numero tendente al quattro...se il relativo è personale e il personale è altrui,l'altrui spesso è anche proprio e di conseguenza comune e di conseguenza calcolabile nelle sue oscillazioni e poi variabile e poi studiabile ma mai certo e sempre valutabile...
vedo così i confini di ogni forma, le figure di ogni ente, la genesi costitutiva del soggetto, imploso sotto il suo stato secondo per secondo, inscindibile dal suo divenire, targato finito e per questo in atto nella sua ridefinizione...tangibilmente visibile adesso quandanche vada a coprirsi e a mostrarmi le sue paure...la schiavitù altrui è il primo passo verso il non io,verso una vita che non è la nostra...mucho gusto senor...il difetto è idealizzare troppo...ma almeno non le varie "serie" dei target,piuttosto invece le microstrutture invisibili e non presto afferrabili col sè che sfonda pensiero ed esperienza intrecciando i caratteri e i modi nelle sue variabili nella più complessa equazione di dati fenomenologici secondo parametri di ricerca che convincano il possibile a fare spazio per dare alloggio allo zaino dell'occhio ramingo con quella predisposizione che solo il più fervente francescano missionario può avere...saper sentire la puzza di cantina,scorgere T con la testa rossa o labirinti senza uscita o moquette troppo morbide per non avere sabbie mobili sotto. La codifica di una quinta dimensione è ordinariamente essenziale e innegabilmente la soluzione più proficua al problema. La ricerca diventa il necessario proporsi di un salto in quinta o in settima, l'esigenza di esaminare il punto logico e il suo evolversi, per chi crede ancora nell'anima mundi o per chi non vede l'ora di farsi fare un'autopsia, nei percorsi dell'ospizio della gioventù o nelle sale d'aspetto della propria vita...persino il più disincantato e triste esteta potrebbe capirmi se solo aggiungesse fra le componenti delle proprie variabili il fatto di vivere sul pianeta Terra con altri esseri umani...il sesso almeno unisce tutti teoricamente...e nella sua antica porta verso l'Oriente ritrova scritto nelle mura e nelle acque dei suoi ricordi il sereno scorrere di un'esistenza nobilmente attiva e teneramente stuprata dai suoi tanti amanti che mille volte andarono via per poi tornare...e ora che la poetica sta nella frequenza di passaggio fra una sinapsi e l'altra, non posso non vedere il più grosso speculum mundi dove l'egocentrismo impara le tabelline del sè,con l'unico occhio con cui si nasce e profondamente vivendo lungo le fibre che traghettano l'onda su per quel nero buco che adesso poco dice e molto si diletta a sentire e a plasmare nei canoni che piuttosto inutilmente convinti ormai sembrano esser passati sulla codifica dello step -15000 .

mercoledì 12 novembre 2008

Identificativo di fuga #15001# -parte prima-


Raccontare, raccontarsi è cosa alquanto facile e scontata, file di parole cadenzate che si accavallano senza un vero interesse, nervi tesi e risposte attardate da pensieri legati d'acido e mai puliti, perchè è giusto che il catenaccio non sia rilegato solo al calcio...tirannie di must e falsi obiettivi fra i più fulgidi sogni si schiera la piacevole sensazione di lasciarsi andare e di non tornare qualche notte a casa, giusto per assaporare altre lenzuola o spegnere il proprio sguardo altrove e non sempre sulla solita tv...configurando poi nell'egoismo il male necessario del mondo e di ciascun soggetto che abbia cura di ascoltare parole altrui con l'attenzione che un dentista ha per le riviste della sala d'aspetto del suo studio...prescrizione per ogni reato e abitudini per ogni condanna e un trofeo impolverato da assegnare a "la cosa più incredibile"...chi figura nei testi delle leggende da bar è decisamente fuori da ogni sottostrato di stagnazione socioemotiva, vagante nella perdizione delle cene di lavoro e degli appuntamenti, orientando la conversazione sulla fuga in taxi...non per noi che ci divertiamo e reggere il cappio altrui mentre le substrutture ci automatizzano e aprono l'anonimo alcolisti ad un più o meno sensato gruppo di parlanti...la metereologia,il tabagismo, i barman, gli incontri...su valide saponette da piazza e da università...ricercando il - 15.000 step per arrivare allo stadio "emigrante messicano" verso convogli emotivi più che maturati...ma adesso si regalano 12 mesi di vita al tempo sperando di riuscire a rubarli domani con più interessi di un conto corrente scoperto...in un tremendo shock da intemperanza verso atmosfere orizzontali che predispongono al suicidio di massa sulla linea di partenza del bieco scivolare dell'inattività...mira e rimira al CV su cv(hp) quantificabili in orgasmi,sbronze e post...non si menzionano i dettagli seppur significativi sperando che questi balzino in testa quando i discorsi chiameranno la natura e la volontà di ognuno...la periodizzazione forzata scaccia via ogni pericolo di involuzione e inghiotte ogni momento per creare album e malinconie nient'altro che estive...briciole che lasciano briciole alle briociole perchè esse possano continuare a perdurare un'igiene mentale corretta nel buio del primo pomeriggio e del suo inevitabile trip...sperando ancora nella codifica dei segni di questa dimensione...

giovedì 26 giugno 2008

"The Wizard" ovvero Aperitivo da Jonathan


Bisognerebbe smetterla di controllarsi i battiti e lasciarlo andare come vuole, senza ipocondrie sentimentali nè barometri emotivi costantemente in overclock...perchè non concentrarsi invece sull'acquisto di fazzolettini gialli per asciugare edonismi fatti di piccole copertine. Dopo il fallito tentativo di assolutizzarsi non dovendo correre in edicola per "costruisci il tuo ego" ebbi la geniale idea di continuare così, riguardando dal basso e vedendoci dentro la più naturale delle alchimie mentre su nel cielo passavano promozioni di jet per aspiranti edonisti,vidi stupidità belliggeranti cliccare tasto destro su impostazioni del proprio io...assicuratevi di avere una passione altrimenti non potrete mai ottenere un'intervista...e se qualche volta rimanete attardati nella realtà non accettate mai passaggi da sconosciuti che vi porteranno verso quegli inutili mondi mentali...mi raccomando ragazzi...rimanete fuori dagli standard altrimente sarete fuori standard...ohibò! Se non l'avessi letto giurerei che D'Annunzio non è morto e che questi moderni pseudocasanova mostrano indegamente fieri la copertina di Pollution per accattivarsi le più stupide universitarie...non si offendano le poco stupide vi prego...l'ateismo è moda religiosa oggi nel nuovo secolo e se il conto corrente del papi ve lo permette inoltratevi presso l'itineraio " the dreamers" con volo solo andata per Parigi...ah dimenticavo un bacio alla tomba di Wilde...se il vostro mito è Mario Monti e state disperatamente cercando di entrare alla Bocconi non preoccupatevi! Do lezioni serali di Black Sabbath...onde bloccare l'indole intramontabile che vi fa esporre il gusto come la bella figliola che compare Turiddu non vuole far sposare a nessuno in paese...nessun problema sono cattolico: apponete su ogni concetto l'adesivo "disillusione" e tutto sarà crackatamente vissuto. Il mago, non dando per scontato nemmeno il respiro, propone roghi di Uno,nessuno e centomila e litanie sabbatiche contro ogni forma di relativismo psicologico non volendo escludere l'eclettismo de gustibus...ahi ahi....non ci sono più le Baccanti di una volta! E adesso trovandomi d'accordo con i più neri acrobati nazionali capisco forse e guardo quel bambino non nato mai concepito...70-140-30 alle 3...Randy ci manchi....questi salatini non ti sarebbero nemmeno piaciuti...

sabato 12 gennaio 2008

mechanism Masochism


Limpide stasi dell'avanguardia come soldati dai fucili inceppati e molli, la plastificazione del tutto e lo sguardo ai gradini più bassi che da un parte all'altra è solo lamentele e clausole, postille e muri ovattati...tra amori mai ricambiati, ragazze protagoniste di favole autobiografiche, destini troppo facili da tracciare e immediatamente agitati dai torpori che la psiche contende alla schietta volontà...forse un sottile pessimismo e un confronto finale che rivaluta la ridefinizione di un relativismo che cerca di assolutizzarsi ante litteram prima ancora che ogni critica lo guardi lì liscio e insensibile nel suo silenzioso scivolare col tempo e col suo da farsi...mai obiettabile e spesso non tracciabile...perchè dentro la volontà è tutt'altra...perchè dentro qualcosa bolle senza mai stufarsi e rincorre talvolta qualche cammino altrui,lo osserva, dubita cogitando della posizione altrui e sogna...poi tanto ritorna in riga e riprende l'inoffensività della sua vita nei binari della impegnata classica esistenza...siamo diventati l'ovale delle nostre cornici ottocentesche e la neutralità accentuata che ci contraddistingue, combattendo invano abitudini e nostalgia agitiamo violentemente i concetti conquistati per poi dire che non ce ne fotte nulla degli obiettivi ma del durante...l'automazione del tempo ci accompagna lieta come usurai che sanno aspettare il giusto momento per ucciderti e poi dire agli altri:"Mi spiace immensamente per lui, non ha avuto l'arte di vivere". Tutti lucidamente ubriachi di terrore correranno in fabbrica a modellarsi artigianalmente il più perfetto dei fucili Stradivari ma si accorgeranno dopo poco che qualcosa si inceppa dentro...e giù con S.Patrignano e anonimo alcolisti per non fiatare più e poi lo stesso inceppo...che lo shock ci colga...affinchè ogni mattina il balzo ci colga prima del respiro profondo per smentire ogni fottuta razionalità che nella sua innocente pigrizia estetica aveva sempre condannato l'irregolarità di carpe diem,di abbozzi catatonici e fughe improvvise da se stessi...e nel ritorno troverai un incazzatissimo tè stesso pronto a farti la faccia cubista...il climax è ogni giorno se lo vuoi, la scelta è ogni giorno se la consegni a qualcuno che si decida a non elaborarla come tale ma come miserabilissima allucinazione di un giorno delicamente narcotico. Spiacenti e nolenti, proprio in mezzo a una pagina troppo bianca, nessuno impugna la propria penna, parecchie decine di volte più forte di armi e violenze psicologiche, e così come non si vuole e non si pensa, sferra un pugno cieco al destino trafiggendo gli annali che riporteranno la vittima, gli interessi ma nasconderanno sempre un insospettabile criminale celato.

giovedì 15 novembre 2007

Il mio eterno purgatorio


Entrare...quando il veleno del mondo è finito è il tuo perfetto purgatorio dove speri di vivere per sempre tra i tuoi lampi di razionalità e il tuo inutile durante che supera e riduce il vero significato trascorrente vita...e siamo solo satelliti in orbita pronti a sparare e a magnetizzarci secondo i nostri poli nella continua minima o parziale dipendenza...solo questione di orbite e purgatori...nulla di più, non dategli altra spiegazione perchè i vostri stadi di ebrezza siano criticati quando ancora tutta la magia sia in circolo ed il grande male del mondo sia stato addormentato e si risvegli dalla sua momentanea anestesia nel cui sogno egli urla e si rigira per donare razionalità e assoluto...e porre il puntino indifeso all'interno dell'infinita linea affinchè questo possa vedersi nello spaziotempo e terrorizzarsi drogandosi per essere piacevolmente insensibile...gioisce colui che coniuga la razionalità al tempo ed al suo svolgersi...vive nel suo estetico divenire chi la ratio la vuole perdere disperdendosi nei meandri del proprio labirinto compiacente, edonistico ed eternamente lieto...oriente e fantascienza si riscontrano nei teneri trastulli di onde e magma freddamente intorpidito...è la morte di ogni male...è l'esaltazione di ogni ego esistente e di amichevoli istanti di perbuonismo permissivo lecito ad ogni credo per la negazione del non vissuto che nell'immaginario trova alternativa al suo bieco non essere comunque illusoriamente pensato...la caduta indiscutibile dell'uomo porta l'essere a urlare nel suo lungo tragitto prima dell'impatto ma ognuno può disegnare le sue forme che esprimano imprescindibili tocchi di sè stessi più e più volte graffiando i bordi del proprio lungo cilindro che non porterà mai appiglio ma darà il dolore del suo profondo significato in quanto essenza e tale...incensi per spegnere i malinconici pensieri e bocche rosa per raffreddare i cuori nostalgici...ma mai più il momento e quel suo durante così inutile e speciale...sperando che tutto si fermi eternamente e che la luce trovi il compromesso alle tenebre...

sabato 3 novembre 2007

I CANNOLI DI JONATHAN - capitolo terzo


Perchè, perchè le mie orbite sono andate a incrociarsi e talvolta sovrapporsi misericordiose sulle vostre, quale guadagno da ciò? Non è forse un altro mattone che cade dal muro del mio pianto e la parte dell'egoista a chi è assegnata così? A chi non comprende o a chi pretende senza mai ascoltare. Parlate tanto di tirare fuori le palle, di ipocrisia, di schermi...ringraziateli piuttosto...sono questi simulacri artificiosi che vi hanno permesso di essere felici e di superare le cose e di essere ipocritamente e momentaneamente accettate nei vostri più stupidi ed egoistici sbagli...l'errore mi appartiene perchè purtroppo talvolta l'egoismo non mi comanda del tutto. Su per i miei canti di terrore e morte riecheggiano i vostri inutili lamenti, come commiserazioni di lacrime cadenti sul latte ormai scaduto, digerito e vomitato...il silenzio è il dono più grande che mi possa aspettare da voi, l'assenza o forse il non essere...gently...

Volendo donare l'8x1000 alle compagnie aeree che con le gesuite missioni ci prelevino allorquando iniziamo a produrre ed esportare bile aumentando il Pil di un'anima che si è rotta decisamente i coglioni...voglio i miei interessi a manetta, voglio sentire il telefono chiedermi un cappio perchè triste e solitario, voglio vedere la telecom fallire, voglio vendetta servita indifferentemente a colazione,pranzo e cena...non esigo scuse, perdoni e cambiamenti...chiedo piuttosto backup mentali e trasferimenti nottetempo verso tecnopoli e ghetti puliti...favorevole inoltre alle più sanguinose violenze mentali che puniscano chi vede ancore d'appoggio anche in morenti egoismi...gently...il mio egoismo non vuol gareggiare perchè se ognuno tira i propri remi in barca le vostre situazioni rettali si verrebbero notevolmente a complicare...nessuna trascendenza tocca questi ottusi pensieri che purtroppo non bastano a difendere una metà assuefatta e fragile...invito perciò tutti a tornare nei propri ghetti e ad abbandonare ogni futurista proposito di globalizzazione ed interurbanizzazione ibrida...domani il tg annuncerà il crollo di ogni ponte e l'innalzamento di cortine e limiti minati affinchè gambizzare o gambizzarsi sarà il nuovo sport nazionale del nuovo anno a me lieto e per voi ferocemente atroce...voglio ricevere il nobel per la pace perchè da gennaio farò diminuire il costo dei fazzolettini di carta e i vostri copiosi pianti saranno finalmente accolti non da orecchie dal poco "io" ma da tonnellate di "tempo"...Jonathan è diventato un franchising e tutti i momenti da qui in poi stanno diventando soci ad honorem...niente bile solo gusto!